Una carbonara double face a Roma: buonissima a cena, appena passabile a pranzo.

Bendati, nemmeno direste che siete stati nello stesso ristorante.

I fatti come accaduti.

“Hai mai assaggiato la carbonara di Trecca?”

“No, mai”, trattengo a stento lo sgomento per non avere nel carniere una referenza.

“È buonissima, ti avrebbe stupito”.

Avrebbe? Ma ci vado. Subito, a pranzo.

Trecca – sottotitolo Cucina di Mercato – è sulla Cristoforo Colombo, l’unica arteria pensata per assorbire traffico in grandi quantità sulla direttrice Piazza Venezia – Colosseo – Terme di Caracalla – Ostia, ed è aperto a pranzo e a cena.

Con piatti della tradizione.

Via Alessandro Severo la individuate per il palazzo con l’insegna dell’operatore telefonico 3. Svoltate, cercate un parcheggio (la più vicina fermata della metro B è San Paolo) e a ora di pranzo – lungo, la cucina chiude a ore 15 e rotti – capirete che questa è zona di uffici.

Ambiente spartano, luce piena dalle vetrate, tovagliette di carta paglia, insegna luminosa con i piatti della cucina de’ Roma. Non si può avere la pajata a pranzo e ci sono differenze tra pranzo e cena, ci spiegano.

Andiamo con il poker de’ noantri: carbonara, cacio e pepe, saltimbocca alla romana e in aggiunta un paio di carciofi.

Arriva la carbonara. Uovo un po’ allungato, rigatoni quasi in zona rossa scotta, guanciale dimenticabile (7 €).

Peggio la cacio e pepe, slegata e senza nerbo (7 €).

Decisamente migliore il saltimbocca alla romana (10 €) e i carciofi.

Mezza delusione. Resterebbe la soddisfazione che tra pranzo e cena c’è una differenza di prezzo sugli stessi piatti: carbonara a 7 € a pranzo che diventano 10 a cena. Li abbiamo risparmiati ma è un risparmio del piffero.

“C’è il ricarico della corrente elettrica delle lampadine?”, vorrei domandare, ma il signore e il figlio potrebbero mandarmi a fare un giro e poi sono molto gentili. Mi anticipano: “A pranzo vanno tutti di corsa e soprattutto cercano il prezzo e pagano con i ticket. La nostra carbonara a cena è un’altra”.

Modo singolare di prendere le distanze, ma è talmente folle dichiararlo che ci sta, potrebbe essere vero.

Prenoto tavolo per 4 a ore 21.45.

Ari-eccoci in versione serale.

Tavolo pronto.

Le lampadine alzano e abbassano l’intensità a come capita.

C’è un problema di erogazione che bisogna risolvere. Se i 3 € di differenza della carbonara sono il ricarico della bolletta serale stiamo freschi.

Il parterre di antipasti è ricco. Pilucchiamo “1 X” che divideremo fraternamente.

Coratella. Eccezionale.

Padellotto alla Macellara che in realtà sono rigaglie di pollo e patate, eccezionale.

Trippa alla romana. Regà, trippa bianca viene delicatina e poi c’è il pomodoro che sovrasta. Ma buona, eh.

PicchiaBomba. Una perversione: polpetta di bollito ad alto tenore di grasso, panatura con tre diversi calibri di macinatura del pane di Gabriele Bonci, frittura. Praticamente risolverebbe il pranzo di cui sopra. Una bomba per davvero che avrebbe bisogno di un maggiore equilibrio per non sprofondare nella letale categoria del foodporn.

Il rosso di Marco Carpineti tiene botta.

Arriva la carbonara che ha tutt’altra faccia (10 €). E sapore. Ottima, da podio. Sembra quasi impossibile, ma le persone in cucina e in sala sono le stesse.

Bingo, l’amatriciana è di quelle giuste, corpose con un pomodoro e un guanciale di “spessore” (10 €). Mettetela in agenda.

I rigatoni con la pajata sono un po’ leggeri di salsa, ma buoni buoni (12 €).

La cacio e pepe, con tonnarelli nella versione serale, migliora decisamente anche se non la metterei nel “vale il viaggio”. Colpa, mi sa del pecorino (10 €).

Occhieggiano altre interessanti proposte, ma le porzioni qui non sono esattamente da educande.

Saltiamo i secondi, forti del saltimbocca e anche delle polpette al sugo del pranzo dette di Nonna (8 €).

C’è spazietto per dividere in 4 un maritozzetto con una panna seria e un filo di olio extravergine Flaminio che ci sta benissimo (6 €).

Il Doctor Jekyll e Mister Hyde della carbonara ha una spiegazione negli ingredienti scelti a pranzo e a cena, ovviamente.

Lo confermano i due fratelli Manuel e Nicolò Trecastelli, l’uno ai fornelli, l’altro in sala ma con passato di studi di Comunicazione, grafica e fotografia.

I Trecastelli junior hanno preso in mano il vecchio locale dello zio, Er Trecca appunto, l’hanno trasformato prima in un buffettificio per il pranzo degli ennemila uffici dei dintorni.

Poi hanno cercato la sterzata ma dovendo guardare anche al cassetto per rimettere in piedi un’attività commerciale ereditata non proprio florida, si sono inventati la carbonara ed altri piatti a doppia velocità.

Ma voi fidatevi di me. Andate a pranzo che è più godibile e dite a i due Er Trecca di farvi un piacere: fatevi scolare i rigatoni Afeltra e dateci sotto con le uova di Peppovo e il guanciale ‘bbono. Per 3 € in più comprate il biglietto per un altro viaggio, di gran lunga migliore.

E se andate di fretta, tre polpette al sugo o un Picchiabomba che vi rivitalizzerà al punto giusto.

Chissà se si possono sommare l’euro o i 3 € ai ticket della mensa.

Voi che dite?

Che a Roma per smuovere le acque ci vuole il ritorno alla trattoria, all’osteria e al bistrot?

Trecca – Cucina di Mercato. Via Alessandro Severo, 222. Roma. Tel. +39 06.88650867