Via Battistello Caracciolo. Tra i quartieri Avvocata e Arenella a Napoli lungo la strada in salita, più o meno alle 19.30, apre ogni sera Bop detta Trattoria Cortesia.

Abbattitore, fuochi, vaporiere e un bancone che è il pulpito da cui Luca Affatato pratica con successo il Raviolismo.

Informatico con la passione per la musica e i ravioli. E io non riesco a separare l’artista dall’uomo che scrive romanzi sperimentali, a tratti rosa, dalle copertine dal gusto neutro e trame che parlano di tutto il mondo.

Come in un izakaya ma qui la musica è alta, sonorità tra dembow, hip hop e urban contemporaneo. Non c’è menù e tantomeno sedute. Qui la convivialità è estrema.

Come si mangia e quanto costa Bop a Napoli

Andrea Perrotta alias Dionisio prende l’ordine su un block note appuntando il mio nome.

La cena a Napoli è già iniziata con 3 formule Bop. Omakase (8 pezzi a 15 euro), Gyoza (8 pezzi sempre a 15 €), Special (un solo gusto, 6 pezzi a 12 euro). 

Gianluca ai fornelli imposta il timer: 9 minuti esatti per ogni vaporiera. Profumi estasianti. Luca è estasiante. 

Immaginate un informatico dj che balla reggaeton in una stradina del Vomero. Mettetegli un matterello in mano, molte idee in testa e una bomba di pulizia e precisione.

Appena pronti, Dionisio completa con salse e topping. Ogni dumpling (sì, è come dire pasta ripiena in maniera generica ma qui le specifiche nascono una dietro l’altra) ha una chiusura di sfoglia diversa. Si mangia per strada in ciotoline di carta riciclata ed esclusivamente con le bacchette.

Come viaggiare restando in piedi. Come petardi per il palato. Chiedo da dove cominciare, me tapino! Ogni cuore è un mondo che prende il suo tempo e racconta qualcosa. Non annienta né sottostà al precedente o al successivo. Come sulle montagne russe. 

Cosa si mangia da Bop a Napoli

E iniziamo dall’Omakase composto secondo la fantasia del momento.

Mozzarella, pesto di melanzana e kimchi mettono insieme cremoso e umami, un equilibrio instabile pungente e familiare.

Pollo alle cinque spezie e salsa agrodolce: caldo, avvolgente, poi improvvisamente vivo, quasi elettrico sul finale.

Il Katsu-sando ha una croccantezza netta, rassicurante, un ordine preciso che placa il disordine.

Sloppy Joe con la cipollina in agrodolce è carnale, disordinato, ma alleggerito da quella lama sottile di acidità.

Porro, funghi oyster e aioli è il vegetale profondo, umido, quasi boschivo, con una carezza grassa a chiudere.

L’Assoluto di carciofi con guanciale e formaggio è amaro e grasso che si cercano, si scontrano, poi cedono qui da Bop a Napoli.

Patate, Brie, katsuobushi e mayo di miso: morbido, lattico, attraversato da un’eco marina che resta sospesa.

Poi il tris di Gyoza alla Sriracha che si rivela in un lampo, piccante. Arriva e resta, senza chiedere permesso.

Dumpling di seppie e piselli: mare e verde che si sfiorano, dolcezza quieta con una salinità che affiora piano.

Il Dumpling al Curry d’agnello e panna acida è profondo, speziato, quasi viscerale. Poi la panna smorza e rimette tutto in asse.

Sono piccoli ma arroganti, sanno di essere perfetti. Lucidi, tesi. La pelle che trattiene tutto come un segreto troppo buono per essere detto ad alta voce. Pensi al prossimo, non c’è pausa, non c’è riflessione vera – solo desiderio che si rinnova.

Perché andarci

Napoli, Cina, Giappone, Thailandia, Mondo li trovate in questi dumpling sintesi di una pasta ripiena che da Bop a Napoli è un invito al viaggio in un caos arcobaleno. 

Ci sono cucine costruite sul racconto, sul viaggio, sulle memorie, sui territori. E poi ci sono cucine cucite sulla cucina, con l’anima divisa solo tra tecnica e prodotto.

A volte si può parlare senza aprire bocca, a volte si può cucinare senza bisogno di spiegare.

Dimenticavo. Un plauso alle birre (6 €): acide, affumicate, agrumate. Tagliano, avvolgono, illuminano. Non accompagnano, ma tengono testa, restando dritte dentro sapori che spingono.

Bop. Via Battistello Caracciolo, 47, 80136 Napoli NA. Instagram

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Alberto Colella

Alberto Colella

Scienziato a tempo perso, per la laurea in Chimica. Sommelier a tempo persissimo, drogato di Metodo Classico. Giro per pizzerie e posti emozionali. Mi affascinano le stelle. Scrivo con penna, forchetta e coltello. Parlo di cibo, ma spesso mi dicono che scrivo poesie. C’è chi non mi capisce, quindi. Ma a volte non li capisco neanche io.

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