Dici Esposito e la mente prende un treno per Napoli. Poi arriva il Campionato della Pizza 2026 e manda all’aria le coordinate, perché oggi dici Gli Esposito e sai di un forno acceso a Salerno. L’outsider che smette di essere una sorpresa senza mai diventare una consuetudine.
Gli Esposito di Marco D’Elia sono la favola che si ostina a non finire. La wild card più longeva di questa competizione che ha dimenticato di comportarsi da comparsa.
Nel 2024 entrano in scena con la leggerezza di chi non ha nulla da perdere e finiscono per dominare il girone di qualificazione (748 punti). Numeri che, per chi mastica questo campionato, raccontano molto più di una classifica: continuità, precisione, capacità di trasformare una pizza in un argomento e quella Salsiccia e friarielli che diventa proprio un discorso compiuto. Un manifesto croccante e profumato che trascina la pizzeria oltre gli ottavi, fino a quota 774 punti contro Officina della Pizza. Poi arriva la vittoria contro Concettina ai Tre Santi e la conquista della finale. Certo, medaglia di legno, ma anche la sensazione che qualcosa si fosse definitivamente incrinato nell’ordine delle cose.
E allora arriva il 2025. Non più l’intrusa, ma nemmeno la favorita. Una posizione scomoda, forse la più difficile. Gli Esposito si presentano agli ottavi con il privilegio riservato ai finalisti e liquidano L’Ammaccata con 817 punti. Un voto da 9 pieno, di quelli che non ammettono interpretazioni. Di quelli che obbligano a prendere sul serio una storia che qualcuno continua ostinatamente a definire sorpresa. Ai quarti ci sono i Lioniello’s e ci sono sette punti di differenza. Soltanto sette, la distanza minima tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere. La misura esatta di una finale consecutiva mancata.
Gli Esposito al Campionato 2026

Ma forse è proprio qui che vive il fascino. E così oggi dici Gli Esposito e non pensi più soltanto a un cognome. Ti ritrovi invece in quel locale elegante e quieto nel cuore di Salerno. Ti accomodi tra gli habitué e gli amatori e pensi a un’abitudine che il Campionato della Pizza ha perso per sempre: quella di dare per scontato il finale.
Marco D’Elia ci accoglie, ci sorride e prende l’ordine: Margherita, Marinara, una pizza con almeno una cottura fritta. Le tre richieste inevitabili.
“Posso scegliere io l’ordine?” – rilancia.
“Ama e fa ciò che vuoi…” la risposta serafica di chi scrive. Inizia così il Campionato della Pizza 2026 per la Pizzeria Gli Esposito.
1. Pizza Fritta Napoletana

Ripiena di ricotta di bufala, cicoli, fior di latte campano, pepe nero (12 euro).
Si parte fritti con il nome partenopeo. È un battilocchio che arriva in tavola con quella sicurezza un po’ teatrale delle cose fritte bene: gonfio, dorato, disteso come una promessa mantenuta. La superficie ha il colore caldo dell’olio che ha fatto il suo dovere senza prendersi la scena; resta una carezza appena unta sulle dita, leggerissima, quasi necessaria, perché una pizza fritta troppo composta sarebbe già mezza bugia. Qui invece c’è verità: la crosta respira, scricchiola piano, poi cede.
Dentro, il racconto parla di democrazia. Guinnes World Record per l’uniformità della farcitura precisamente distribuita da nord a sud, da est a ovest. Total white, del pomodoro non c’è traccia e non se ne avverte la mancanza. La ricotta lavora con intelligenza. Costruisce profondità senza generare quella succulenza eccessiva che spesso finisce per appesantire il morso. Nota fuori la tradizione la sua matrice di bufala. Una tendenza dolce accesa e una bella percezione grassa. Il fiordilatte entra in gioco sulla masticazione, allunga il passo del boccone. Il pepe è dosato con misura. Qua e là affiorano lampi verdi di basilico strappato, freschezze brevi che alleggeriscono il racconto.

Poi arriva lui, il cicolo. Saporito, grasso, luculliano. Porta con sé un’untuosità positiva che nasce dalla propria natura e non dalla frittura che lo avvolge. È materia che dichiara apertamente ciò che è, senza chiedere scusa. E forse il segreto sta proprio qui.
Questa pizza non rincorre l’eleganza nel senso contemporaneo del termine. Non cerca l’ascetismo gastronomico. È elegante perché conosce perfettamente il proprio ruolo e lo interpreta senza esitazioni.
Ogni morso è un piccolo eccesso controllato. Calore, sale, grasso, basilico, tendenza dolce. Tutto si muove sul bordo dell’abbondanza senza mai precipitarvi dentro. Lucidità.
2. La pizza Margherita degli Esposito al Campionato 2026

Pomodoro, fiordilatte campano, basilico fresco e olio evo (7 euro).
Margherita che entra con un cornicione pronunciato, quasi orgoglioso, pieno d’aria. È una pizza che si presenta bene, contemporanea nella forma, generosa nel bordo, morbida nel centro. L’impasto vive di una masticabilità facile, accogliente, senza spigoli. Pulito, neutro: difficile trovare difetti in un impasto così leggero e scarico di sale, a vantaggio del palato che meglio può assaporare tutti gli ingredienti. Nota dolente invece per qualche giudice, che esigeva una sapidità più dignitosa per un mordente con slancio diverso.

Il pomodoro resta un filino indietro di cottura, più fresco che concentrato, presente nella sua dolcezza profonda. Non disturba, anzi tiene il morso agile, ma manca quella piccola marcatura che avrebbe dato più carattere al centro.

Il latticino fila bene, si distribuisce con garbo, il basilico porta il suo verde aromatico e rinfresca il quadro. Tutto funziona. Tutto è buono. Una piccola ombra tecnica (che però nota solo un tavolo di giudici), dettata da qualche gradiente di farina di riporto, per una pizza complessivamente riuscita davvero bene. Margherita che strappa consensi, fatta con mano sicura, piacevole, centrata. Una Margherita gentile, ben costruita, per qualcuno forse solo un po’ troppo educata.
3. La Marinara

Pomodoro, aglio, origano di montagna e olio evo (6,50 euro).
Cottura invidiabile e morso che esplode in aromaticità. Marinara che arriva senza trucco e, proprio per questo, non perdona: pomodoro, aglio, origano e olio stechiometrici. A viso aperto qui da Gli Esposito per il Campionato 2026. L’impasto ha lo stesso respiro del precedente, col cornicione con camera d’aria generosa che si apre come una piccola architettura calda, elastica, ben sviluppata. Il bordo è importante, con il suo lato rustico, il suo masticare soddisfacente. Qualche leggera nota di farina di riporto: una presenza appena percepibile, un accenno polveroso che ogni tanto torna in chiusura, senza compromettere il quadro.

La superficie invece è tutta materia rossa, splendente, abbondante. È condita bene, senza timidezza: il pomodoro occupa lo spazio, si stende sottile ma intenso, dal sapore ben bilanciato tra acidità e dolcezza. Aglio molto presente, tagliato in fettine sottili che si fanno mangiare e non scartare.

L’origano resta in equilibrio, accompagna il pomodoro, gli dà una traiettoria più lunga. È una marinara buona nella pulizia dell’idea e nella generosità del condimento. Una pizza essenziale, verace, con qualche piccola ruvidità d’impasto, ma con un’anima chiara. Partenopea.

Gli Esposito escono dal tavolo con la stessa sensazione con cui erano entrati nel Campionato: quella di una pizzeria che non fa da comparsa. C’è mano, c’è pensiero, c’è una linea chiara che attraversa fritto, classico e contemporaneo senza perdere identità. Qualche dettaglio resta perfettibile, certo, ma è proprio lì che si misura la serietà di un progetto vivo.
Marco D’Elia non sta più raccontando l’exploit di una wild card. Sta costruendo una grammatica. E oggi, a Salerno, quella grammatica parla una lingua semplice e pericolosa. Continuità.
INFO
Gli Esposito Pizzeria. Via Roma, 238/240, 84121 Salerno SA. Telefono: 089 214 8942. Instagram
La pizzeria Gli Esposito con Marco D’Elia si è classificata al 6° posto nella classifica 2025 ed è quindi una delle 16 pizzerie che di diritto hanno avuto accesso alle Qualifiche del Campionato della Pizza 2026 che mette in classifica le migliori pizzerie in Campania.
La posizione della pizzeria nella Classifica del Campionato 2026 si conoscerà al termine delle gare e dell’accesso alla Finalissima.









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