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Dicono che al tempo del web 2.0 le classifiche siano tutto. Non ne parliamo di quelle delle pizze e dei pizzaioli, soprattutto i giovani che le fanno contemporanee allontanandosi dal solco sacro della tradizione e della STG.

Noi ve ne abbiamo dato conto con un articolo per aiutarvi a scegliere le migliori giovani leve.

Mulino Caputo

A Pozzuoli, appena fuori Napoli (un minimo comune denominatore è che la nouvelle vague stende le sue acque fertili soprattutto in provincia), c’è un napoletano dei Quartieri Spagnoli che ha trovato fortuna e notorietà nella cittadina famosa per il tempio di Serapide, per la baia chiusa a sud da Nisida, per Sofia Loren.

Stava ai 18 Archi, semi sconosciuta mangiatoia dai numeri elevati e si è fatto notare per la sua pizza che come ogni pizza che viaggia in rete ha un identificativo: #nuvole.

Che sono l’equivalente dei #canotti di Carlo Sammarco, il numero uno dei pizzaioli di questa nuova specie che non litiga e fa rete, guarda al passato con i piedi ben saldi nel presente e scruta l’orizzonte per prepararsi al futuro con saggezza e attenzione.

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Il suo nome è Diego Vitagliano e tanto per mettere in chiaro le sue ambizioni ha chiamato la pizzeria di nuova apertura – prima tappa della startup PizzaNova, lo stile della giovane pizzeria napoletana – 10. Come direte voi, solo 10 in una classifica? Ma se scavate nella vostra memoria partenopea o googlate el pibe de oro, Wikipedia vi restituisce il più grande e matto calciatore di tutti i tempi: Diego Armando Maradona.

Diego Vitagliano è così. Giusto quel fisico rotondetto che nasconde una giovane vita trascorsa in mezzo ai carboidrati. All’imbocco del rinnovato lungomare della cittadina flegrea, due passi dal quasi sempre pieno garage a raso (ma c’è il comodo multipiano che vi farà evitare perdite di tempo) ha costruito la sua pizzeria 2.0.Un ampio dehors e una sala interna con la volta a metà tra un fulmine e una conchiglia vi accoglie.

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L’ostrica racchiude una perla buona che è l’impasto superflow, vivo e dinamico, della nuova scuola che a volte deraglia pericolosamente su bighe e lievitazioni macchinose. Ma in questo caso la sequenza impasto-massa-staglio-temperatura controllata per fortuna è corretta.

La pizzeria si atteggia, nel senso buono del termine, a ristorante di pizze con un interior curato e un tovagliato che senza eccedere nelle imitazioni gommate da stella Michelin prevede anche i bicchieri di vetro. Un po’ esile la carta dei vini e delle birre ma sempre di una pizzeria stiamo parlando. Buono il servizio con una sala giovane e attenta che ha solo bisogno di rodare (apertura da cinque giorni cinque) per dare il meglio di se stessa. Ma l’atmosfera è gioviale e anche la presenza di uno dei soci, Giuseppe Gargiulo, di PizzaNova non è invadente.

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E visto che siamo a discettare di numeri 10 e di Maradona, l’attenzione ai particolari è fatto dovuto. La dichiarazione di intenti trova un riscontro se si esclude il forno, un motore poco adeguato alle prestazioni da Formula Uno che il pilota pizzaiolo vuole imprimere. Nonostante una certa attesa per l’apertura, il forno è quello della precedente pizzeria. Suolo e sequela di curve a gomito del “tubo di scappamento” per portare i fumi oltre il tetto non sono quelli che servirebbero a impresa di tal fatta.

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Ma il manico del pizzaiolo e del fornaio riescono a sopperire anche se non a eliminare tutti gli inconvenienti. Il posto nella Top Ten è salvo ma in posizione di rincalzo rispetto ai migliori. Il che fa pensare che la scelta, ad esempio, di Carlo Sammarco di cambiare completamente zona per riuscire ad avere la dotazione tecnologica adeguata è quella giusta. Ergo, giovani pizzaioli della nouvelle vague che state rimuginando se lasciare la pizzeria in cui vi siete fatti le ossa per aprire il locale tutto vostro, guardate al futuro con gli occhi del marketing più sano: gettate alle ortiche le tovaglie a quadretti, guardate dove stanno cappe e verticali per le canne fumarie e smettete di imparare a memoria nomi e cognomi di produttori di eccellenza di cui non sapete un benedetto piffero.

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In attesa che il rodaggio sia compiuto e il forno rivisitato (lo si farà in un momento di tregua), Vitagliano ha messo su un menu interessante. Consiglio non richiesto: ma chi ha curato il nome delle pizze? Vongolella, Polipina, Quattro Casi, Peppiniello fanno tanto diminutivo a caso o richiamo a fatti napoletani che hanno bisogno del risvolto di copertina per una spiegazione.

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Cozzabella è un ossimoro, che meglio sarebbe stata buona, ma sottende un impasto alle alghe che intriga e fa respirare aria di mare, quella che ci vuole per un turista abbacinato da un tramonto nella baia o un cittadino napoletano che pensava che oltre Bagnoli ci fossero solo ciminiere.

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E invece eccoci con la regina di tutte le pizze, una margherita (4,50 €) che a inizio turno soffre un pochino le temperature del forno ma è scioglievole e ariosa pur con qualche bagnatura di troppo in zona cornicione.

Un consiglio per gli amanti dello stile canotto: fatevi tagliare al banco la pizza con le forbici in modalità Lioniello Style. La vostra soddisfazione per i corpi cavernosi crescerà a dismisura insieme alla possibilità di fare messe di like sui social.

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La pizza marinara (3,50 €) è di quelle che non smetteresti mai di inzuppare (azzuppare per gli autoctoni) il cornicione nella goduriosa e copiosa onda di pomodoro cannellini fresca e pimpante. L’olio che Vitagliano ha scelto è abbastanza corposo e dà carattere. Non c’è la nostalgica oliera di rame ma un più moderno dosatore o la bottiglia conforme alla normativa. Un punto in più.

Ed ecco la Cozzabella (9,50 €) che nonostante i due primi assaggi va giù che è una delizia. Saporita, ben equilibrata di sale, di mare nel senso migliore del vostro palato, mi ha conquistato. Sceglietela nonostante il nome da revival televisivo.

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Buona anche la pizza con la salsiccia (8 €, ma si chiama Carrettiera Flegrea se la memoria non mi inganna) che testimonia la volontà di andare sui prodotti di stagione e quindi in questa soluzione pregevole con i peperoncini di fiume che danno la sferzata necessaria. Toccherà assaggiarla anche nella tradizionale con friarielli, apoteosi di ogni uscita di pizza autunnale e invernale.

Nei miei appunti sono finiti anche il fiordilatte di Agerola Ruocco, mozzarella Il Casale (lo stesso del campione casertano Francesco Martucci de I Masanielli), pomodoro Gustarosso, salumi dei Fratelli Di Gennaro di Bacoli, pesce del Consorzio Pescato Campano.

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Per il momento non state a pensarci e orientate bussola e navigatore su Pozzuoli. E fateci sapere in quale posizione della Top Ten mettereste colui che vuole essere ricordato per la mano di Dio. Io con il calcio sono fermo alla finale di Italia 90 quando per bocciare il più grande di tutti i tempi ci volle un arbitro modello renna GT.

10 Diego Vitagliano. Corso Umberto, I, 169 (ma tu guarda, la traversa accanto si chiama Vitagliano). Pozzuoli (Napoli). Tel. +39 081.19369716

[Immagini: Vincenzo Pagano, iPhone Vincenzo Pagano]

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