We will wok you“: bello slogan per un’altra nuova apertura di questi giorni a Chinatown, Wok’in, in fondo a Paolo Sarpi (ovvero, ricordiamolo, lato Canonica).

Il “wok” è una padella semisferica, cinese ma presente con altri nomi in altre cucine asiatiche; viene usata per praticamente ogni tipo di cottura. Qui viene utilizzata per creare dei piatti – da consumare sul posto o da asporto – con carne, pesce, gamberi o verdure. Il nome del contenitore diventa così il nome del contenuto, e il contenuto deve per forza farsi riconoscere dal gusto (e ci riesce benissimo).

Ci sono 4 proposte “signature”, oppure è possibile creare il proprio piatto personalizzato, arricchendo la base di zucchine-carote-cavolo cinese-salsa a scelta, e spaghetti (di riso, di soia, udon, pad thai, soba), a 4,90 €, con vari ingredienti, da pollo e manzo (1,90 €) a salmone (3,90 €) e gamberi (2,20 €), a pomodorini cipolle tofu peperoni e così via (0,90-1,20 €), salse (fagioli neri, teriyaki, ostrica, spicy curry, agrodolce ecc., 0,50 €) e topping (mandorle anacardi sesamo goji e altro, 0,50 €).

Io mi sono affidato a una proposta signature, e fra gamberi (8,00 €), pollo (7,50 €), manzo (8,00) e verdure (7,00 €) ho scelto il piatto con gamberi: Pad Thai, zucchine, carote, cavolo cinese, bambù, pomodorini e salsa al curry (spicy, specifica il menu – moderatamente spicy, aggiungerei io).

Me lo sono preso in versione asporto, portato in ufficio (a 10′ scarsi di distanza, è arrivato ancora caldo), e me lo sono messo nel piatto. L’effetto è stato del tipo mamma mia ma è tantissimo – immagino che la porzione debba corrispondere a un piatto unico (ma comunque abbondante). Profumatissimo, ricco (anche di gamberi), con ingredienti ben scelti e accostati, persino il bambù, che non amo moltissimo, mi è piaciuto.

Il locale, aperto da pochissimi giorni e già affollato, ha tempi di attesa relativamente lunghi, specie se hai fame e hai davanti a te delle persone che non hanno ancora ben deciso come comporre il proprio wok (forse si potrebbe pensare a liste stampate di ingredienti da scegliere…). Ma in realtà il servizio è abbastanza rapido, considerato che l’assemblaggio degli ingredienti viene fatto sul momento, sotto i tuoi occhi, che è sempre divertente, e spadellato (si potrà dire swokkato?) in diretta.

Il locale è piccolo, 5 o 6 sgabelli e un paio di tavoli alti, una vetrata a separare sala e cucina, a vista quindi, con una ragazza che seleziona gli ingredienti per i due ragazzi ai fornelli che cucinano riempiendo e svuotando i loro wok, che vengono ritirati e lavati e riconsegnati a getto continuo alla cucina.

Colori pastello, piastrelle nere, pochi elementi decorativi. Il format viene da poco lontano, da Fusho (un sushi fusion tex-mex), ovvero da Davide Croatto, che dopo aver aperto altri due Fusho in giro per Milano (via Plinio e corso di Porta Vittoria) si è inventato questo Wokin. Molto piacevole.

Wok’in. Via Paolo Sarpi, 65. Milano. Tel. +39 0236637776.

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