Certi assaggi come quelli alla pizzeria Bob Alchimia a Spicchi in Calabria non si lasciano raccontare in poche righe. Avrei potuto asciugare tutto, ridurre i sapori a un elenco ordinato e innocuo, ma certe degustazioni si oppongono alla sintesi. Se avete fretta, forse non è il vostro tavolo.
Ho assaporato Idee Realistiche toccandole con le mie stesse mani. Metafore tangibili. Da Bob le posate non ci sono. Esiste invece un mondo di giocattoli vivi di creatività istintiva, libera, tecnica, colorata, felice.

La Calabria di Roberto Davanzo e Anna Rotella abbraccia il mondo intero. Pizzeria certo, ma in una modalità unica, diversa. Una serietà di concetti con trame fanciullesche. Un campionato a parte vero. Ma pur sempre Campionato e con 3 giudici al tavolo. Proprio come in Campania.
Montepaone Lido. 4 h di auto da Napoli. Precise, nette, per toccare quella costa calabrese bagnata dal Mar Ionio.
Il magico mondo delle pizze di Bob Alchimia a Spicchi

Il locale è una frenesia di gioventù e sorrisi ubriachi (di pizza) bene. Una piccola hall prima di accedere a questo santuario moderno da profondo sud. Tavoli tutti circolari, disposti in modo speculare, a formare una navata centrale. Più scuri che chiari. Le luci sono soffuse ma vive, la musica è alta in modo da diluire e permettere il dialogo. In fondo, come transetto, il bancone con la batteria di forni. Dietro una danza, come tuffi sincronizzati tra chi inforna, chi concia, chi completa. Ne sono tanti, tantissimi insieme a dei profumi inebrianti. Con una mano non si contano.
Il menu che sta per andare via si fa libro di magia, come se aprirlo fosse “svelare” qualcosa. Parla di Black, di decadenza, di un’epoca dove tutto corre e quasi nulla resta. Ecco, per Roberto la luce è tutta nella macchina creativa, nella materia trasformata, nelle radici onnipresenti, nei volti, nell’accoglienza.
Un insolito Americano

Vermouth Bianco Carlo Alberto, Vermouth Rosso Carpano classico, infuso al carciofo, soda (10 €).
Scosso bene, mi tuffo nel drink di benvenuto. Un insolito Americano, obliquo e vegetale, dove l’amaro elegante del carciofo attraversa le note speziate dei vermouth come una lama gentile. La soda alleggerisce il sorso, lo rende vivido, quasi aromatico nel respiro finale. Un drink che ha il passo dell’aperitivo classico, ma un’anima più inquieta. E la cialda di carciofo lascia il ricordo.
Abbinamento inevitabile per “Du’ Frittur”. Ma è risaputo che qui non si frigge. In apertura arrivano infinite le Mono: cubotti extraterrestri del pianeta pizza che, come piccoli lego gastronomici, incastrano il racconto tra durezze e morbidezze, estremismi fusion e derive alchemiche di consistenze e temperature. Insieme alle tonde ho perso il conto degli impasti — forse una ventina, forse di più — e lì il pensiero ha iniziato a deragliare.
Le pizze di Bob Alchimia a Spicchi in Calabria

Perché a un certo punto il ruolo si inceppa: la geografia impone confini mentre l’entusiasmo li cancella con ostinazione infantile. La Calabria, dopotutto, mi sottrae il voto ufficiale del Campionato della Pizza; ma l’hype — quello autentico, febbrile, quasi compulsivo — continua a chiedermi schede immaginarie da compilare per ogni impasto, ogni morso, ogni piccolo delirio lievitato che attraversa il tavolo.
E ora leggete le pagine di questo libro uscito dalla saga della pizza.
1. Patate, limone e caviale

Pizzella patate, mais e zafferano. Patate al burro, gel di limone, panna acida, cialda di parmigiano, caviale oscietra classic (4 g) (11 €).
Il nastro si taglia potente con una pizzella eterea, tra l’illusione del lusso e la memoria contadina. La patata si veste acida e fa convivere burro e caviale senza mai perdere equilibrio. Dolcezza terrosa che si illumina d’agrume e freschezza grassa. Il caviale esplode in piccole maree iodate che allungo sorso e pensiero. Vanità bucolica.
Voto Alberto Colella: 92/100
Voto Domenico Castaldo: 90/100
Voto Vincenzo Consiglio: 88/100
2. Supermarinizia

Focaccia burro e pomodoro. Crema di pomodorini affumicati, ajo blanco, crema al pomodoro, alici in salsa ponzu di Nino Rossi, capperi croccanti, cioccolato di olive e liquirizia (5 €).
La prima Epifania. Iconica. Una dose extra concentrata di Marinara come scolpita da Boccioni. Una focaccia che sembra muoversi tra Mediterraneo e visioni iberiche, stratificando sapidità, fumo e ombre balsamiche con precisione quasi musicale. Il pomodoro attraversa il morso in forme diverse — dolce, affumicato, cremoso — mentre l’ajo blanco porta una freschezza vellutata che alleggerisce la tensione marina delle alici in salsa ponzu. Poi arrivano i dettagli che cambiano il ritmo: cappero croccante e “cioccolato” d’olive e la liquirizia. Tavolette alchemiche. Accenti scuri, quasi notturni, che spostano la focaccia fuori dal territorio della memoria e la portano in qualcosa di più inquieto, contemporaneo. Sindrome di Stendhal. Stellata.
Voto Alberto Colella: 100/100
Voto Domenico Castaldo: 93/100
Voto Vincenzo Consiglio: 93/100
3. Metamorfosi

Metà pizza, metà pollo. Pollo cotto lentamente, peperone riggitanu al forno, sfoglia alle erbe, fondo di pollo, gel di aceto (7 €).
“Metamorfosi” dissolve il confine tra panificazione e cucina di fondo, lasciando che il pollo entri nell’impasto, nella superficie, perfino nella sua memoria grassa. La pelle di pollo, sgrassata e resa crunch, si distende sulla superficie come una crosta ulteriore, fragile e crispy, quasi un frammento di rosticceria futurista; il grasso, invece, scompare dentro l’impasto, infiltrandosi nella lievitazione come un segreto.
Il pollo cotto lentamente si sfalda con calma liturgica tra la dolcezza arsa del peperone riggitanu, le note erbacee della sfoglia e la densità brunita del fondo di pollo. Poi il gel d’aceto arriva a recidere tutto con precisione chirurgica, riportando luce e tensione a un morso che vive costantemente tra conforto e trasformazione. Qui la pizza smette di essere solo pizza e comincia a comportarsi come qualcos’altro. Mutagenesi.
Voto Alberto Colella: 98/100
Voto Domenico Castaldo: 99/100
Voto Vincenzo Consiglio: 99/100
4. L’imperdibile Ossobuco

Maritozzo di Bob. Stracotto di ossobuco, emulsione di midollo, polvere di zafarana (5 €).
Must. Se conosci Bob, conosci lui. Maritozzo che abbandona ogni nostalgia zuccherina e si consegna a una dimensione carnale, profonda, quasi milanese nel sottotesto ma attraversata da sensibilità contemporanee. Lo stracotto di ossobuco occupa il morso con lentezza e calore, mentre l’emulsione di midollo scioglie ogni resistenza in una grassezza elegante, vellutata, mai eccessiva. Il pane assorbe e prolunga. La zafarana, il peperone crusco come lo chiamano qui in Calabria, spezza la densità con una vibrazione aromatica che resta sospesa sul finale. Più che un lievitato farcito, sembra un piccolo gesto di cucina borghese deformato dall’hype e riportato in tavola sotto forma di comfort visionario. Giocattolo.
Voto Alberto Colella: 96/100
Voto Domenico Castaldo: 100/100
Voto Vincenzo Consiglio: 100/100
5. Nocciola e funghi in brodo

Focaccia alla nocciola di Cardinale. Funghi alla brace, emulsione di nocciole di Cardinale, tartufo del Pollino, da intingere in un consommé di funghi, dashi-miso e alghe (7 €).
Alchimia interattiva da Bob. Un dashi di funghi detta le pause, come una regia invisibile che rallenta e distende il tempo del morso. Dentro, la focaccia alle nocciole di Cardinale si lascia attraversare senza resistenza, grassa e gentile, con quel respiro sotterraneo di tartufo del Pollino che affiora e scompare come un pensiero intermittente.
È un gioco di immersioni più che di assaggi: la brace dei funghi, la cremosità della nocciola, la profondità umami del dashi-miso e delle alghe si inseguono senza mai chiudersi del tutto, come se ogni intingere fosse una nuova versione possibile dello stesso racconto. Selvaggia.
Voto Alberto Colella: 93/100
Voto Domenico Castaldo: 90/100
Voto Vincenzo Consiglio: 87/100
6. Lasagna all’uovo

Pizzella al burro e fiori di sambuco. Ragù al coltello di pancia di scottona, uovo a 62°C, besciamella montata e Don Vincenzo (7 €).
Una pizzella di Bob Alchimia che profuma di primavera solo in apparenza, perché sotto il burro e i fiori di sambuco si muove subito una materia piaciona e carnale. Il ragù al coltello di pancia di scottona apre il morso con una fisicità ruvida e lenta, mentre l’uovo a 62° esplode come un vulcano. Umami su umami e con le mani tutto è ancora più ruspante. La besciamella montata aggiunge aria e rotondità, quasi un gesto di leggerezza illusoria.
Poi il Don Vincenzo si presenta — formaggio calabrese a pasta semidura da latte vaccino di razza Podolica, stagionato e incisivo — e cambia la prospettiva: sapido, leggermente piccante, profondo. È un equilibrio instabile tra delicatezza e impatto, come se la pizzella stesse continuamente scegliendo tra carezze e schiaffi. Densa.
Voto Alberto Colella: 93/100
Voto Domenico Castaldo: 90/100
Voto Vincenzo Consiglio: 87/100
Spazio e tempo si annullano, inghiottiti dalla persistenza degli assaggi.
Non è un Bloody Mary a ripristinare i sensi.

Non è un Bloody Mary
Estratto di pomodori corallini migliarese, fermentato di finocchi, Pisco, lime, salsa di soia (10 €).
Evoluzione scomposta: pomodori corallini che fermentano memoria, finocchio che vibra in acidità, Pisco e lime a tendere la luce, salsa di soia a chiudere con ombra umami.
Dopo la caterva di Mono, il cambio di registro è affidato alle tonde. Servite a spicchi, col bordo pronunciato e cotte in maniera leggiadra.
7. Margherita Don Vincenzo di Bob Alchimia a Spicchi

Polpa di pomodoro Migliarese “selezione Bob”, fiordilatte del caseificio Mancuso, formaggio Don Vincenzo, olio evo Torchia, basilico (8 €).
Due domande. Margherita banco di prova? Giammai.
Margherita di livello? Eccelso.
L’impasto è una soglia più che una base. Lucido, dal mordente leggero con una crosticina appena percettibile, impercettibilmente croccante, che accompagna il morso senza interromperlo, lo sostiene come un’idea che non vuole imporsi ma restare.
Topping da tendenza dolce nitida del pomodoro Migliarese ‘selezione Bob’, il fiordilatte fila come iddio comanda. Il Don Vincenzo fa da cantastorie squarciando il racconto con dinamiche sapide e leggermente piccante. Memorabile.
Voto Alberto Colella: 97/100
Voto Domenico Castaldo: 98/100
Voto Vincenzo Consiglio: 100/100
8. Parmigiana in bianco

Provola silana Fattoria Guerci, melanzana violetta di Longobardi piastrata e macerata nel miso, crema di pecorino reggino di Fattoria della Piana, pomodoro chiarificato, gremolada con bergamotto (13 €).
Da Bob alchimista a Bob enigmista è un attimo. Chi ha pensato a panna e besciamella si calmi. Il pomodoro c’è ma non si vede. Chiarificato. Magico. Un fantasma acido e luminoso.
Gli dà manforte la gremolada al bergamotto che detona e amplifica i protagonisti, come una scarica agrumata che non accompagna ma riscrive il morso. La provola filante si insinua, la melanzana violetta perde la sua immagine fritta e acquista una profondità più decisa, quasi fermentata, che non cerca conforto. Il pecorino stratifica, allunga, trattiene, costruendo un’architettura sapida che non cede mai del tutto alla rotondità. E quella costanza agrumata resta lì, sospesa, a mantenere la suspense su un impasto simbiotico che fa da palcoscenico perfetto, leggero ma presente, legato ma mai statico. La mia tonda preferita.
Voto Alberto Colella: 99/100
Voto Domenico Castaldo: 100/100
Voto Vincenzo Consiglio: 97/100
9. Burrino!

Passata di pomodoro seccagnu dell’azienda “Zinurra”, Burrino del caseificio Mancuso, datterini affumicati, zenzero, finocchietto, bergamotto (18 €).
Morso grasso, aromatico con oscillazioni affumicate e fresche. Densità di passata seccagnu. Il burrino interrompe tutto fisicamente, come un corto circuito lattico che rifiuta la linearità del pomodoro e lo costringe a cedere struttura. I datterini affumicati rimettono ordine. Lo zenzero si impone. il finocchietto rinfresca, il bergamotto sempre pronto ad amplificare. Un sistema instabile che funziona per attrito. Montagne russe.
Voto Alberto Colella: 92/100
Voto Domenico Castaldo: 95/100
Voto Vincenzo Consiglio: 95/100
10. Wild Carciofini di Bob Alchimia a Spicchi

Fiordilatte del Caseificio Mancuso, carciofini al burro affumicato azienda Zinurra, fondo bruno alla liquirizia, caciocavallo di pecora, ‘nduja bianca di suino nero di Ferruccio Romano, melissa, prezzemolo (14 €)
Tensioni da palato maturo. Stratificazione. I carciofini al burro affumicato non parlano solo di vegetale, ma di trasformazione, grasso e fuoco come condizione espressiva. Il fondo bruno alla liquirizia si fa struttura mentale del piatto: una profondità che tira, obbligando tutto a misurarsi con una gravità diversa da quella del forno. E in mezzo a questo sistema entra la ‘Ntrigghjia — non una variazione della ’nduja, ma la sua forma bianca e più clandestina — grasso lavorato, piccante sotterraneo, che non colora ma invade. La melissa apre alla sfera aromatica, il prezzemolo all’aria fresca. E il centro del morso occupato da una densità che non concede tregua. Altri mondi.
Voto Alberto Colella: 92/100
Voto Domenico Castaldo: 95/100
Voto Vincenzo Consiglio: 100/100
Livello davvero alto. Come un ristorante di contaminazioni che serve impasti. Più di una pizzeria un incontro di narrazioni.
Poi arriva il momento in cui la complessità smette di aumentare e comincia a riflettersi. È lì che arrivano i dolci. La continuazione realistica.
11. Pitta ‘Nchiusa

Mousse di ricotta e arancia, fichi in composta e secchi, gelato di Pitta ‘Nchiusa, melassa di fichi e noci, noci caramellate (6/30 €).
Registro domestico e ancestrale insieme su pizza. La ricotta incontra l’arancia senza mediazioni decorative ma con una naturalezza quasi inevitabile. La mousse è aria e struttura insieme, mentre i fichi in composta e secchi costruiscono una dolcezza costante, già memoria prima ancora che sapore. Il gelato di Pitta ‘Nchiusa ribalta la percezione e la moltiplica, la melassa di fichi e noci la ancora a terra e le noci caramellate chiudono con una resistenza croccante che non spegne ma prolunga. Golosaggine da Bob Alchimia a Spicchi.
Voto Alberto Colella: 96/100
Voto Domenico Castaldo: 94/100
Voto Vincenzo Consiglio: 94/100
12. L’Incredibile Cookies di Mauro

Doppio cookies abbraccia un gelato alle arachidi, gel di limone e cioccolato fondente, al mais tostato (8 €).
Unico linguaggio dopo 11 referenze che non prevede impasto. Il doppio cookies abbraccia il gelato alle arachidi come un gesto pieno, immediato, quasi infantile nella sua precisione. Il gel di limone introduce una fessura acida che impedisce la deriva zuccherina, mentre il cioccolato fondente al mais tostato sposta il focus in una dimensione dove la dolcezza smette di essere morbida e diventa materia. Disinibito.
Voto Alberto Colella: 95/100
Voto Domenico Castaldo: 97/100
Voto Vincenzo Consiglio: 98/100
Cosa possiamo dire di Bob Alchimia a Spicchi

Un percorso dove perfino Bob mangia Bob, da chef’s table 2.0. Una complessità inaudita per una pizzeria, come se pizza e cucina, due sorelle spesso accostate per convenzione, qui avessero smesso di adattarsi, imparando a osservarsi mentre accadono, a riflettersi, a riscriversi. Roberto e Anna hanno disegnato questo cielo extra ordinario.
Le stelle forse non arriveranno alle pizzerie — o forse non sono lo strumento giusto per misurare un linguaggio che ha già cambiato grammatica — ma davanti a questo anche la luna rallenta. Non per giudizio, ma per riconoscimento. E anche il Campionato della Pizza che qui in extraterritorialità da Bob Alchimia a Spicchi diventa più tensione che classifica. In un tentativo continuo di tradurre il morso in punteggio, sapendo che alcune esperienze restano, per natura, fuori scheda.
12 assaggi, 36 voti fanno un totale di 3422 punti. Cioè 95/100 di media. Siete ancora lì a chiedervi se organizzare un viaggio alla volta di Montepaone?
E mentre tutto questo continua a espandersi, il BOB Fest 2026 sarà derivazione naturale, non più tavolo, ma territorio. Non più servizio, ma esperienza condivisa.
Qui è davvero altrove.
Bob Alchimia a Spicchi. Via Don Luigi Sturzo, 1, 88060 Montepaone CZ. Instagram
Obbligatoria la prenotazione









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