Cocciuto. Oh, si chiama così, la nuova pizzeria aperta a Milano, in via Bergognone all’angolo con via Savona, in quello che qualcuno nei giorni scorsi ha definito “il nuovo distretto della moda”. Certo, c’è il -grandissimo- Armani, a qualche decina di metri, e più in là, in via Solari, non so più chi – ma è un po’ poco per fare distretto, visto che è anche una delle zone storiche del FuoriSalone; chiamiamolo allora “nuovo distretto della pizza”, visto che qui in giro ci sono Olio a Crudo di Gino Sorbillo, Hamilia, la nuova Belledonne Osteria della Pizza, Anema e Cozze, e così via.

Cocciuto, allora. Il posto è molto bello, grande (un’ottantina di posti, direi a un conteggio rapido), con diversi spazi a movimentare il tutto, pareti scure, una sala all’ingresso, un’altra più piccola, una sala ulteriore che si apre sulla cucina a vista.

Si vedono di sguincio anche i forni, che riconosco subito perché uno è il Neapolis, inconfondibile, e l’altro un SerieS del nostro sponsor Moretti (no, non me lo aveva detto).

Interessante, la scelta elettrica di Cocciuto anche se non molti lo hanno sottolineato. Distrazione o si dà per scontato che il forno sia a legna?

In effetti non ci sono differenze macroscopiche fra pizza cotta a legna e pizza elettrica.

Comunque Cocciuto non sembra una pizzeria non tanto perché non c’è molta napoletanità, quanto perché le luci, l’arredamento, tutto quanto non corrisponde all’immagine della pizzeria, nemmeno guardando le più recenti aperture milanesi.

Siamo di fronte ad Al Fresco, ristorante con uno dei più bei giardini in cui mangiare (lo chef è Nicola Delfino). Le vetrine saranno nove, dieci.

E siamo anche a due passi dal Mudec, il Museo delle Culture che ospita il Ristorante di Enrico Bartolini, che è già stato qui, magari per rubare qualche segreto per la sua pizzeria. E da BaseMilano.

La grande scritta luminosa, rossa, Cocciuto, visibile da fuori, riempie la parete della sala più piccola. Bello.

Bello anche il menu, lungo, con la scritta Cocciuto da un capo all’altro del foglio. Già, perché Cocciuto? Per significare l’intestardirsi del proprietario a voler proporre le sue idee?

Il menu, lo scorro velocemente, ci sono antipasti vari (leggo in giro “all’italiana” – non so, se ci sono crocché e cose del genere, che se non sbaglio sono più da antipasto alla napoletana), ma a me interessano le pizze. Ci sono pizze alla pala, e pizze-pizze. Quelle che vedo sui tavoli intorno a me, e che mi tentano.

Ma io so già che voglio provare la Margherita, come prima volta.

Bella, è bella. Buona, è anche buona, molto buona. A 7,50 €, la Margherita con fiordilatte, pomodori San Marzano e olio pugliese del Frantoio Muraglia di Andria non lascia dubbi: è la mia Pizza della Settimana.

Qualche attimo di perplessità al taglio della prima fetta, sembra che nel piatto ci sia un poco troppo liquido: ma non è un problema, le fette reggono, l’impasto è buono, vanno bene anche pomodoro e fiordilatte.

L’impasto è diretto, una miscela di farine con aggiunta di germe di grano vivo, doppia lievitazione per almeno 30 ore.

I due pizzaioli sono Antonio Caputo e Andrea Godi.
Godi è salentino, e proviene dalla scuola di Franco Pepe, mentre Caputo viene da Marghe 2, quella di via Plinio. Ma a Marghe c’era dall’inizio, con Matteo Mevio. Non è che, dopo l’abbandono di Ciccio Filippelli, ci sia stata una diaspora da Marghe, anzi: il fatto è che Cocciuto è un’altra creatura di Paolo Piacentini, che di Marghe è il fondatore. Affiancato da Michela Reginato, ha creato questo nuovo format (e si è andato a cercare anche gli ingredienti delle pizze, giusto per dire) per il quale sono già in preparazione altre due aperture, all’Arco della Pace e in zona piazza Medaglie d’Oro.

Un bel progetto, certamente. E come tutti i progetti belli, ben pensati e ben realizzati, contiene in sé altri germi di bellezza, ovvero, la cooperazione con la cooperativa Arcadia per l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani ospitati nella casa-famiglia Harlock di Tarquinia, in provincia di Viterbo, che già collabora con la pizzeria Farina e Tempesta, sempre a Tarquinia.

Sono soddisfatto. Mi prendo un paio di crocché, giusto per sfizio: buone. Ma devo tornare per assaggiare qualche altra pizza (la più cara, per inciso, costa 14 €). Intanto, provate ad andarci voi, e sappiatemi dire.

Cocciuto. Via Bergognone, 24. Milano. Tel. +39 0236528327.

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  2. La Capricciosa soffice di La Pizzeria Nazionale a Milano
  3. La Fior di Formaggi di Da Zero a Milano
  4. La Quattro Latti di Gino Sorbillo a Napoli
  5. La Radicchio Affumicato di Cenerè a Milano
  6. La Assaje di Assaje a Milano
  7. La Salsiccia e friarielli in 3 indirizzi imperdibili a Napoli
  8. La Senza Lievito di Renato Bosco a Verona
  9. La Sardegna di Gino Sorbillo in versione Gourmand a Milano
  10. La stellare Agro Romano della Gatta Mangiona a Roma
  11. Lazio di Pizzium a Milano
  12. La Pizza che Unisce da Ciro Oliva nel segno Unesco da Concettina ai Tre Santi a Napoli
  13. La Campania Mia di Giuseppe Pignalosa a Le Parùle di Ercolano
  14. La Viola di Lievità a Milano
  15. La Soffritto di Gaetano Genovesi a Napoli
  16. La Rustica con Fior di Latte e salsiccia di Briscola a Milano
  17. La Genovese di Angelo Pezzella a Roma
  18. La Mastunicola di Sbanco a Roma
  19. La Ventricina di Dry a Milano
  20. Hamilia, cioè la via emiliana alla pizza a Milano
  21. La Bianco Tanagro di Da Zero a Milano
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